Era il 13 maggio 1888, quando, in uno sconosciuto lembo della terra umbra, Cannaiola (PG), nasceva l’Istituto delle Suore della S. Famiglia di Spoleto. Oggi sappiamo cos’è un Istituto religioso femminile e, proprio per questo, forse non cogliamo pienamente la forza e la meraviglia di questo inizio, avvenuto in un’epoca in cui la vita religiosa femminile apostolica non aveva ancora ricevuto dalla Chiesa la strutturazione definitiva (avvenuta con la costituzione apostolica di Leone XIII Conditae a Christo del 1900 e le Normae del 1901). Fino al 1900, infatti, l’unica forma di vita consacrata femminile approvata era la clausura, mentre quelle comunità di donne consacrate che vivevano a contatto con la gente, dedicandosi all’apostolato e alla carità, non erano ben viste dai più e soprattutto non erano ancora riconosciute ufficialmente come vita religiosa dalla Chiesa.
"Imitatore di Cristo Buon Pastore", caro Don Pietro, ti chiediamo di continuare a guidare i passi della famiglia Nazareno Bonilliana verso Nazareth e di intercedere presso il Signore per tutte le famiglie che tanto hai amato.
Così diceva del Bonilli Papa Giovanni Paolo II nell'omelia del 24 aprile 1988, giorno della beatificazione:
"Imitatore generoso di Cristo Buon Pastore, don Bonilli riversò la sua carità su quanti necessitavano di aiuto; fatto esperto fin dalla fanciullezza delle sofferenze e miserie, delle umiliazioni e istanze della gente della campagna, egli si impegnò a “nutrire” il suo popolo, a condurlo in pascoli più ubertosi (cf. Sal 23 [22], 2). Egli che “conosceva il suo gregge”, volle trovare per esso il cibo adatto.
...Comprese che occorreva associare i laici alla sua opera e seppe coinvolgerli nelle sue iniziative... guidandoli altresì nella sua stessa esperienza di preghiera, affinché “trovassero pascolo” nell’incontro con Dio e nell’Eucaristia. Soprattutto egli vide nella famiglia il fondamento della rinascita della società e della vita ecclesiale. “Essere famiglia, dare famiglia, costruire famiglia” fu il suo motto e il suo programma.
La famiglia, ogni famiglia avrebbe dovuto rivivere la sua vocazione e la sua missione sull’esempio di quella di Nazaret. L’amore generoso, oblativo, sacrificato del Cristo, di Maria, di Giuseppe che fu il modello che egli volle proporre all’amore nella famiglia e alla missione della famiglia. La famiglia è infatti il luogo in cui ogni uomo è chiamato ad ascoltare l’invito alle molteplici opere di carità e ad aprirsi generosamente al servizio sociale, specialmente a vantaggio dei poveri, dei piccoli, degli ultimi. La famiglia è scuola di amore, dove i figli crescendo imparano a vivere secondo il Vangelo, cogliendo dai genitori l’immagine del volto amoroso di Dio, Padre e Pastore di ogni uomo. Il modello di Nazaret rimane il fulcro della missione che ormai da cento anni le suore della Sacra Famiglia, da lui fondate, svolgono con ammirabile zelo e sensibilità pastorale."
Enzo Evola, presidente A.L.Bo.